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A tu per tu con Massimiliano Buccheri PDF Stampa

Massimiliano Buccheri e’ un giovane e promettente pugile della colonia di Davide Buccioni. Nasce a Roma 24 anni fa e dopo una carriera dilettantistica di tutto rispetto passa nel 2008 al professionismo conseguendo una striscia positiva di 6 successi in altrettanti incontri.

E’ una delle grandi scommesse della BBT che venerdi prossimo 27 Marzo calcherà il ring di Palestrina nella riunione incentrata sulla difesa del titolo mondiale Jr IBF (categoria superwelter) di Adriano Cardarello (8-0-0) contro l’imbattuto e temibile bielorusso Andrei Salakhutdzinau (8-0-0).

Lo abbiamo incontrato presso la Talenti Boxe, dove e’ solito allenarsi con il maestro Roberto Ferri.

Quando hai messo piede per la prima volta in una palestra di boxe?
“È stato quando avevo 16 anni presso. La palestra era quella di Casalbruciato ed il mio primo maestro è stato Cesare Rossi”.

Ci parli della tua carriera da dilettante?
“Ho fatto 43 match perdendone solo 5 di cui uno perché non sono riuscito a fare il peso (si trattava della finale dei campionati regionali di due anni fa). Ho vinto il Guanto d’oro d’Italia nel 2006 e da juniores ho vinto i campionati regionali ed interregionali.

Sicuramente ho raccolto meno di quelle che erano le mie potenzialità. Per me la boxe è stata per molto tempo solo un hobby e troppo spesso ho sostenuto incontri senza un adeguata preparazione confidando esclusivamente nelle mie capacità fisiche e nel mio carattere forte e combattivo”.

Poi il passaggio al professionismo…
“Da professionista ho combattuto sei volte vincendo sempre, ma queste mie vittorie non sono state sempre accompagnate da prestazioni convincenti ed è anche per questo motivo che ho deciso di cambiare allenatore. Io sono estremamente riconoscente a Cesare Rossi. Lui mi ha fatto crescere e mi ha allevato come un figlio ma io avevo bisogno di nuovi stimoli e soprattutto di una disciplina diversa che ho trovato con il mio nuovo coach Roberto Ferri.

Per me è stato molto difficile trovare la forza di lasciare la mia palestra, ma sapevo che quella era la cosa giusta da fare. Mi stavo mentalmente impigrendo, non avevo l’approccio giusto al match e queste mie difficoltà stavano quasi per farmi smettere. Ti dico queste cose perché Cesare Rossi non ha preso bene questa mia decisione e di questo mi dispiace molto. Io sono un ragazzo di cuore e mi dispiace averlo lasciato. Io a lui voglio bene e gli sarò sempre riconoscente di quello che ha fatto per me”.

Come ti stai preparando per il match di venerdì prossimo?
“Mi aspetta un incontro molto duro. Jonathan Profichet è un ottimo pugile (da dilettante ha fatto più di 70 match ed è stato campione nazionale) che ho battuto qualche mese fa alla fine tuttavia di un incontro controverso e discusso che mi ha lasciato l’amaro in bocca e che non mi ha assolutamente soddisfatto.

Diciamo che è stato un campanello di allarme che mi ha fatto tornare sulla terra e che mi ha fatto capire che qualcosa - in me e fuori di me - doveva cambiare. Sono stato allora io a chiedere a Davide Buccioni di allestire un match di rivincita contro il francese (che nel frattempo dopo il nostro primo incontro del 13 dicembre scorso ha combattuto due volte vincendo sempre per ko) ed a chiedere a Roberto Ferri di diventare il mio nuovo maestro.

Cosa è cambiato con Roberto Ferri?
“È cambiato un pò tutto. Abbiamo lavorato molto sul potenziamento muscolare ma anche su alcuni aspetti tecnici. Roberto ha cercato in particolar modi di lavorare su una guardia meno sfrontata e quindi più alta e raccolta. Sono convinto di fare bene anche perché mi sento molto migliorato sul piano mentale. Sono più maturo e sicuro dei miei mezzi, conduco una vita molto più regolare di prima ed ho chiuso con le notti brave. La sera preferisco stare a casa e anche le donne sono un ricordo (ndr ride scherzando)…

Quali persone ti sono state più vicino in questo momento di transizione?
“Il mio grande amico di sempre (Sascia) e due persone che preferisco non nominare. In generale mi sento però anche di ringraziare tutti gli iscritti della Talenti boxe che mi incoraggiano sempre e che mi hanno fanno sentire sempre il loro affetto pur essendo arrivato da poco”.

Che obiettivi ti poni nel breve/medio periodo?
“Sono un ragazzo molto ambizioso. Dopo il match di sabato sosterrò la finale di Coppa Italia. A quel punto passerò prima serie e dopo 2/3 match punterò dritto al titolo italiano dei Supermedi. Attualmente il campione e Ali Ndiaye ma tra qualche incontro “The Power” tenterà la scalata ai vertici europei ed allora sarà il mio turno”. Nel frattempo molto probabilmente a giugno combatterò in una riunione che Davide sta organizzando in Senegal incentrata sulla difesa del titolo da parte di Ali”.

Passioni oltre la boxe?
“La Roma. Quante trasferte ho fatto, quanti bei ricordi in curva sud con i Boys, quanti scontri….. Ora vado allo stadio in Monte Mario ma la passione è sempre la stessa”.

Quale pugile ammiri di più?
“In questo momento il pugile che seguo di più è Giacobbe Fragomeni.
Roberto Ferri da un punto di vista stilistico sta dandomi una impostazione simile a quella del campione milanese”.


Su quali giovani pugili invece ti senti di puntare per il futuro?
“Quattro nomi su tutti: Adriano Cardarello, Federico Ranalli, Manuel Ernesti ed il sottoscritto. Siamo amici anche fuori dalla palestra e tra noi non c’è invidia ma solo tanta stima reciproca e tanto rispetto”.

Ci parli anche del tuo rapporto con Davide Buccioni?
“Davide è un grande. Lui ha una sconsiderata passione per la boxe e la sua testardaggine lo ha anche portato ad organizzare riunioni rimettendoci soldi di tasca sua. Ma è fatto così. Spero che nel tempo possa farsi conoscere anche all’estero ma in questo senso è chiaro che anche noi pugili dovremo dargli una mano dimostrando tutto il nostro valore”.


| Stefano Buttafuoco | Monday 23 March 2009 |


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