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VOGHERA. Sulla BMW M6 di Giovanni Parisi, distrutta dall’urto ci sono i primi mazzi di fiori. Una pianta con fiori bianchi con la bandierina russa e parole dolcissime, un mazzo di rose rosse con un semplice “ciao flash”.
Arriva molta gente, non curiosi ma amici che commentano increduli la tragedia. La moglie Silvia è stata l’unica a vedere il marito dopo il fatale scontro e ha detto che il viso è intatto, ha solo un taglio sulla fronte. Quasi incredibile, visto lo stato della vettura. Le versioni sono molteplici, anche se resta la convinzione che la velocità sia stata la prima causa.
L’autista del camioncino ha trascorso la notte in ospedale in osservazione, lasciando la struttura al mattino. Non si conosce ancora il suo nome. Il figlio maggiore Carlos ha saputo subito che il papà non c’è più. Glielo ha detto la mamma. Dopo un lungo pianto e le parole di Silvia, si è calmato e sembra in grado di affrontare la tragica situazione con grande coraggio.
Il suo manager Salvatore Cherchi è stato sul luogo dell’incidente col questore di Pavia. Domani mattina verrà eseguita l’autopsia, come richiede la legge in questi casi. Nel pomeriggio dovrebbe venire allestita la camera ardente, probabilmente in una sala del comune di Voghera o in un locale dove sarà possibile dare l’ultimo saluto al campione scomparso troppo presto.
I funerali sono previsti per sabato pomeriggio, tra le 15 e le 16. All’Associazione Pugilistica Pavese, il gym dove si è preparato Giovanni Parisi, che frequentava quasi ogni giorno, sono sbigottiti. Il presidente Maurizio Niutta ricorda i suoi trascorsi dopo aver appeso i guantoni al chiodo: “Aveva capacità notevoli anche dopo aver lasciato il ring come pugile. Inoltre conosceva i propri limiti in alcuni campi dove si affacciava per la prima volta. Era comunque un uomo d’azione, pensava di candidarsi alla presidenza federale e sarebbe stato l’uomo giusto. Possedeva grande entusiasmo e un amore sconfinato per la boxe, il suo sport il suo grande amore”.
Il professor Mario Ireneo Sturla, che l’ha seguito da sempre, consigliato e ascoltato dal campione, non vuol cedere alla commozione, anche se sconvolto per la perdita di quello che ha sempre considerato un fratello minore: “Era un grande campione sotto tutte le angolazioni. Possedeva un fisico eccezionale, sarebbe stato protagonista in ogni sport. Aveva capacità motorie, intelligenza tattica e tecnica da fuoriclasse. La sua scomparsa così ingiusta mi getta in uno sconforto profondissimo. Resterà sempre nel mio cuore”.
La Nazionale azzurra, in allenamento a Roma in attesa della sfida molto attesa contro lo squadrone russo, prima a Milano il 3 aprile e poi a Garlasco (Pavia), voleva giungere a Voghera subito. Sarebbe stato un viaggio inutile. Sicuramente seguirà l’ultimo viaggio del loro idolo sabato.
C’è anche il desiderio espresso dal presidente Franco Falcinelli di invitare tutti coloro che vestirono la maglia azzurra ai Giochi di Seul nel 1988. I titolari oltre a Parisi furono Andrea Mannai nei mosca,Giorgio Campanella nei leggeri, Vincenzo Nardiello nei superwelter, Michele Mastrodonato tra i medi, il mediomassimo Andrea Magi e il massimo Luigi Gaudiano.
Una triste occasione, ma il suo ricordo non avrà scadenza e per tutti Giovanni Parisi sarà sempre il campione. |