|
A Tijuana city finisce il Messico e comincia la California. Guardando verso San Diego, il primo passo del sogno americano. Centro nodale, percorso da ondate di violenza terribili, dove l’immigrazione clandestina è sempre florida e drammatica. Per gli abitanti di questa città a fisarmonica, con “turisti” di passaggio, la boxe rappresenta una delle valvole di sfogo più importanti.
Difficile che il richiamo in guantoni passi inosservato dal pueblo, quello che conosce tutto della famiglia Chavez, più popolare dei politici del luogo, simbolo di virilità e coraggio. Domani notte nell’ormai abituale Plaza de Toros locale, il richiamo è parecchio stuzzicante.
Tre titoli importanti in gioco, due mondiali e uno Latino, che da quelle parti significa molto. Alla presentazione dell’evento, allestito da Bob Arum (Top Rank), il più applaudito e seguito è stato Julio Cesar Chavez jr. 23 anni, tra i figli di Cesar senior quello che meglio sta seguendo le orme dell’indimenticabile genitore. Il vecchio guerriero è sempre al suo fianco e pur con qualche espressione fuori dalle righe, profetizza orizzonti infiniti per il chico, che senza avere l’esplosività e neppure la cattiveria del papà, sta salendo verso la cima dei superwelter, in particolare sul versante WBO, che in Messico ha molto seguito. La sigla lo pone al settimo posto e in caso di vittoria, essendo in palio un titolo che assegna punti, balzerebbe nella zona nobile, dove l’opportunità mondiale è dietro l’angolo.
Chavez jr e Silva (Foto:fightnews.com)
L’esame per Julio (38+0-1=) si chiama Luciano Leonel Silva (23+), pallido argentino, armato di pizzetto e testa rasata, faccia pulita, detto “El principito” a significare una bella scherma.
Da poco si è trasferito a Madrid, dove ha debuttato contro un collaudatore di maniera come Florin Bogdan (2+12-2=) vincendo facile ai punti. Prima di allora aveva calcato solo ring argentini. Mai sconfitto, ma leggendo i nomi dei battuti, diventa difficile trovare un tipo pericoloso.
Ritengo che a Tijuana si fermerà la linea vincente di Silva, che tra l’altro non possiede il punch. Chavez jr. sempre a giudizio personale, non è un fuoriclasse, tra l’altro la guardia è ancor oggi molto approssimativa, ha troppe pause, ma nasconde potenza notevole in entrambe le braccia. Ha pure mascella solida e questo conta.
Entrambi giovani, l’ospite compie 24 anni a giorni, con la differenza che il messicano avrà tutto il pubblico a incitarlo, mentre “El principito” sarà senza seguito.
Tecnicamente il vero clou riguarda il tentativo di Fernando Montiel (38+2-1=) gloria messicana del ring, in attività dal dicembre 1996, una carriera sempre al vertice, una boxe astuta e anche elegante, non il picchiatore folle, ma uno schermitore capace di far male.
Una particolarità: nel mondo delle cento sigle ha sempre scelto la WBO. Due sconfitte in tredici anni di attività, entrambe col dubbio del risultato. La prima nel 2003, contro l’americano Mark Johnson che gli soffiò l’iride supermosca, conquistato una stagione prima. L’altra più dura da digerire nel maggio del 2006 contro Jhonny Gonzalez a Carson in California per split decision. Era il primo tentativo tra i gallo.
Un torto che vorrebbe cancellare domani contro il meno quotato ma non trascurabile Diego Oscar Silva (24+1-3=), 25 anni, argentino di Bueno Aires, dove ha svolto buona parte dell’attività. Iniziata nel 2004, a ritmo intenso, con puntate in Uruguay. Per la prima volta in Messico.
Montiel, 30 anni compiuti in marzo, ci tiene un sacco a vincere questa sfida. Sarebbe la terza corona, dopo i mosca (2001) e i super flyweight, che ha detenuto praticamente dal 2002 ad oggi, avendo lasciato lo scettro volontariamente quest’anno.
Il pronostico è tutto per questo signore sempre elegante e misurato. Che ha saputo mettere a frutto i guadagni con i guantoni gestiti dal team di famiglia. Il padre Manuel, ex peso mosca negli anni ’70 di modestissimo valore (6+10-1=) ha provato con tutti i figli, ma Eduardo, Manuel jr. e Pedro valevano più o meno il papà. Mentre Fernando era stato baciato dal talento. Documentato da una carriera oculata e sempre vincente. Un ragioniere messicano: merce rara.
Montiel e Silva (Foto: fightnews.com)
Il terzo match titolato vede sul ring Humberto Soto (46+7-2=) semplicemente l’idolo di casa. Nato a Los Mochis l’11 maggio 1980, debutta a 17, ancora oggi è assetato di vittorie. Dal 2006 ai vertici nei piuma, pugile forte e resistente, non molto elegante ma concreto e difficile da superare. Le sette sconfitte rientrano in un curriculum dove non ha misurato i rischi. Non è stato facile arrivare al mondiale WBC piuma, che difende per la prima volta contro il non eccezionale Antonio Lerrell Davis (26+4-) americano di Chester, residente ad Atlanta .
Non è un predestinato costui, ha già fallito due assalti, superato nel 2002 dal dominicano Joan Guzman (29+) il miglior superpiuma fino al 2007, ora punta ai leggeri dove è lo sfidante WBA. Nell’ottobre 2007 a Las Vegas trovava disco rosso contro Steven Luevano (34+1-) per i piuma WBO.
Una carriera lunga senza lampi. A 38 anni, difficile che scalzi un Soto molto stimolato per aver raggiunto quel traguardo iridato che sembrava inafferrabile. Per arrivarci ha impiegato tre anni. Nel 2006 batteva Ivan Valle conquistando il ruolo di sfidante. Guzman lo fermava l’anno dopo. Ci riprovava nel 2008 e il confronto contro Francisco Lorenzo, dominicano scomodo e furbo, valido per la cintura WBC ad interim superpiuma, finiva con una squalifica, scatenando la rabbia del messicano, che la considerava una beffa. Il ricorso veniva accettato e il match manteneva il risultato ma cancellava l’assegnazione del titolo.
Lo scorso dicembre era la volta buona. A Torreon in casa, Soto batteva il connazionale Gamaliel Diaz e alzava la cintura al cielo. Si prendeva poi la rivincita su Lorenzo e diventava ufficialmente campione del mondo WBC superpiuma.
Soto e Davis (Foto:fightnews.com)
La serata offre altre sfide interessanti. Il ventenne medio Rogelio Medina, 16+ con 14 ko. di fronte al connazionale Bladimir Hernandez, 15 vittorie con 13 successi prima del limite, Una sola sconfitta contro Mauro Lucero (43+12-1=) tipo da evitare accuratamente. Mascella di vetro ma pugno fulminante. Delle 13 sconfitte 10 le ha subite prima del limite, come 29 vittorie su 43 ottenute alla maniera forte. Difficile pensare che la battaglia arriverà alle 8 riprese previste.
Il welter Javier Castro (19+1-), altro picchiatore di vaglia, con 17 ko, all’esame di Antonio Diaz (45+5-1=), collaudatore non più verde, 32 anni, carriera iniziata nel ’95, qualche lampo subito spento. Nel 2002 tentava la scalata alla vetta WBO dei welter, ma trova Margarito che lo spediva ko al 10° round. Nel 2005 si fermava, riprendeva nel 2008, senza infamia nè gloria.
Castro ha 25 anni, l’unica sconfitta per squalifica, incidente di percorso ininfluente per la carriera. Lo chiamano Terry El Zorro, ha già un largo seguito e intende arrivare presto alle spalle di Chavez jr.
Una considerazione e una riflessione: in questa riunione ci sono atleti poco più che ventenni con record che da noi arrivano dopo i trenta. E una differenza importante: in Messico si affrontano tra loro e crescono ugualmente. |