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Dopo l’esaustivo e non completare, oltre che tempestivo, ottimo servizio fotografico di Marco Chiesa sulla cerimonia funebre di Giovanni Parisi, la cronaca rischia di diventare una ripetizione inutile, tra l’altro perdente, perché le immagini hanno maggiore impatto delle parole.
Limitiamoci a qualche annotazione numerica con la lista dei presenti e quella minima degli assenti. Il cielo color piombo non ha impedito l’afflusso di oltre 3000 persone sul piazzale del Duomo e l’omaggio al campione nella camera ardente.
Una processione di gente comune, volti anonimi di tutte le età accanto a facce più note, colleghi di ring del presente e del passato. Tra i compagni di Seul mancavano soltanto il sardo Andrea Mannai e il romano Vincenzo Nardiello.
Ho rivisto Giorgio Campanella, uno degli italiani più giovani ai Giochi. Preceduto da Ferdinando Atzori (oro a Tokyo nel ’64), 18 anni il primo giugno, mentre Giorgio a Seul nell’88, li aveva festeggiati a febbraio.
Ho salutato oltre a Campanella, che segue i figli Manuel e Daniel sulla strada del calcio, Mastrodonato che fa l’autista, Maggi elegantissimo e rasatissimo, imprenditore di successo a Londra, Gaudiano che da imprenditore opera alla grande in Campania.
Franco Musso e Cosimo Pinto campioni a Roma e Tokyo, si sono confermati sensibili al richiamo doveroso nel ricordare e salutare nell’ultimo viaggio un compagno di ring come Giovanni Parisi. Presente l’ex azzurro ed ora ottimo insegnante Caldarella, che lasciò il posto a Giovanni, per un infortunio. Piccirillo ha preso l’aereo per giungere da Modugno a Voghera in tempo col fratello e un amico.
Ad onorare Giovanni i fratelli Silvio e Gianluca Branco, Serio, i piemontesi Merlin, Grasso, Verdiani e Castrovilli, l’imponente e simpatico Chianese, Rocky Mattioli con Buttiglione, Castelli, Kamel e Bertozzi assieme al procuratore Sergio Cavallari, unico con Salvatore Cherchi e Gino Freo a rappresentare la categoria. Salvemini e Lauretta, Sanavia, Imparato e Messi col fido Gentile, Manfredini, l’ex tricolore Mwehu Beya, da anni residente a Genova. Belcastro e Gigliotti, compagni quotidiani per anni avevano gli occhi gonfi.
In molti mi hanno assicurato la presenza di Frederic Klose, l’ultimo rivale di Giovanni nel 2006. Personalmente non l’ho visto, ma posso credere ci fosse. Chiedo venia ai presenti non citati.
Un solo consigliere federale, Francesco Scaramuccia, il segretario FPI Di Girolami e il presidente Franco Falcinelli piuttosto amareggiato che il CONI si fosse dimenticato ufficialmente della triste funzione.
Non era l’unico. La RAI così attiva nello spargere sinonimi offensivi verso la boxe, non si è degnata di aprire una sola finestra sul funerale di Parisi, oro olimpico, in nessuno dei suoi telegiornali. Che la nostra federazione sia politicamente inesistente è noto, ma ci sono doveri morali e culturali che la signora RAI, servizio pubblico che sosteniamo pagando il canone, non dovrebbe dimenticare.
Al direttore Gianni Riotta del TG1, il più seguito sul territorio, molto attento alla cultura sia nostrana che americana, addirittura si è avocato la rubrica dei libri per rammentare eventi e storia, qualcuno poteva suggerire che anche la boxe ha storia e cultura. Fosse stato attento non solo alle informazioni sulla cronaca nera e rosa, ma anche agli sport meno sponsorizzati, visto che calcio e F1 non se li fa mai mancare, l’ultimo viaggio di un campione che tanto ha dato allo sport italiano, l’avrebbe inserito nel palinsesto del giorno. Forse era troppo compreso con la nascita di un nuovo grande partito e certe quisquiglie neppure gli passano sulla scrivania.
Andrea Locatelli e Paolo Taveggia non nascondevano il dolore profondo. Il primo ha ricordato che con Giovanni stava partendo un progetto eccezionale: “L’avevamo coinvolto in una serie di iniziative a lungo termine e giorno dopo giorno si stava entusiasmando come mai in passato. Veniva quotidianamente nella sede del LOC, ascoltava e proponeva a sua volta. Oltre ad essere il testimonial dei mondiali AIBA, volevamo entrasse anche in altre proposte importanti che coinvolgevano il mondo dei professionisti e le scuole. Un destino troppo crudele lo ha portato via”.
Francesco Damiani e Maurizio Stecca non potevano mancare. Il professor Mario Ireno Sturla con Livio Lucarno, i due angeli custodi da sempre di Giovanni. Il primo a custodirne la salute, l’altro a farlo crescere come atleta. Una favola durata oltre vent’anni, interrotta quando Parisi aveva tanti capitoli da scrivere. In chiesa,
Franco Falcinelli nell’esposizione di una carriera esplosa sotto il cielo di Seul, dove l’attuale presidente era il ct. e la scelta di Parisi come peso piuma fu una scommessa vincente ma molto sofferta, non ha resistito alla commozione come raramente gli capita.
Le lacrime di Gianfranco Rosi e Antonio Perugino (a nome della famiglia) hanno fotografato l’intensità di una cerimonia che ha coinvolto la città e il mondo dei guantoni con una partecipazione mai vista in situazioni simili.
Non c’erano Patrizio Oliva e Nino Benvenuti, ma erano presenti tanti amici veri, giovani e meno giovani che hanno calcato il ring un solo giorno e per molti anni, gente comune che di Giovanni forse non ha mai visto un match, ma grazie alle cui gesta, ha fatto conoscere Voghera al mondo. Il modo semplice e spontaneo di dire grazie.
Composto il dolore della moglie Silvia e dei figli, come di tutti i parenti, i fratelli e la sorella. Mancava solo il sindaco, impegnatissimo ha detto il suo vice, ma l’amministrazione comunale ha comunicato che il campo di calcio potrebbe prendere il suo nome.
Ci auguriamo il condizionale diventi una certezza. Solo il primo passo, per un eroe di pace e di sport, che ha onorato la città di Voghera. Giunto giovanissimo nell’Oltre Po dalla Calabria, bella e desolata, Giovanni ha ripagato l’ospitalità conquistando l’oro olimpico e cinture mondiali, frutto di un talento infinito espresso sul ring.
Dopo le battaglie da atleta, stava per compiere un altro passo avanti da uomo. Il destino troppo crudele gli ha tarpato le ali terrene, per farlo salire oltre le nubi, dove sicuramente troverà compagni capaci come lui di allestire sfide infinite. |