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Tutto come previsto alla Plaza de Toros in quel di Tijuana nel Messico. Grande pubblico, grande entusiasmo e vittorie dei favoriti, tutti atleti di casa e di valore. Gli applausi più convinti per il chico Julio Cesar Chavez jr. (39+0-1=) che ha conquistato il titolo Latino, giostrando molto bene contro il fino ad allora imbattuto argentino Luciano Cuello (23+1-) che ha mostrato coraggio e anche buone basi tecniche. Non sufficienti per tenere il passo con un rivale che lo sovrastava in altezza e sfruttava con ottima scelta di tempo l’allungo e anche la potenza.
Merito non da poco aver tenuto fino alla fine con tanto orgoglio. In avvio Cuello ha scambiato alla pari, poi col proseguire dei round, le gambe dell’argentino si sono fatte più pesanti e i pugni del messicano ha cominciato a trovare sistematico bersaglio. Vittoria ampia sui dieci round e primo titolo di un certo per peso per il figlio del grande Cesar senior.
Foto: fight news.com
Anche se non ha trascinato all’entusiasmo come il giovane Julio, il ben più esperto e titolato Fernando Montiel (39+2-1=) ha messo in carniere anche il titolo gallo WBO, la sigla che lo sempre accompagnato in carriera. E’ il terzo scettro iridato, dopo quello dei mosca e superflyweight. Ci teneva parecchio, perché il primo tentativo era andato male. Battuto da Jhonny Gonzales nel 2006 con uno split decision digerito male.
La fatica contro Diego Oscar Silva (24+2-1=) altro argentino sul ring. Per la verità poco consistente. Appena Montiel ha pigiato sull’acceleratore Diego si è afflosciato come un pallone sgonfio. Aveva tenuto bene il round d’avvio perché il messicano doveva solo scaldarsi.
Quando il motore del neo campione ha aumentato i giri, ovvero le sue braccia hanno iniziato a disegnare traiettorie saettanti con entrambi i pugni, per Diego è sceso il tramonto. Neppure tre riprese e il gioco era fatto. Per la verità dopo i kd del secondo round, quello decisivo in quello successivo, lo ha deciso l’arbitro.
Silva nonostante gli occhi incrociati ha cercato di essere pronto a combattere. Si è alzato ma le gambe piuttosto malferme, denunciavano la situazione ormai disperata.
Foto: fightnews.com
Anche se in modo meno elegante lungo un percorso più irruento, perché Humberto Soto (47+7-2=) non usa il fioretto ma la clava, la sfida con Antonio Davis (26+5-) l’americano di Atlanta, si è conclusa alla terza ripresa. Dicevamo andamento alterno. Davis ha giocato tutto all’inizio, ha tentato di sorprendere il campione dei superpiuma WBC, che ha lasciato passare la buriana senza rischiare più di tanto.
Due riprese arruffate con Davis in attacco, meglio all’assalto con tanto vigore ma poca coordinazione. Un vantaggio fittizio che si annullava nella ripresa seguente. Soto si svegliava e cominciava a mulinare e braccia nella giusta direzione.
L’americano cominciava ad avere il fiato corto e le difese si allentavano. Difficile pensare ad un lungo discorso sul ring. Il quarto tempo era quello definitivo. Pum, pum e ancora pum. Destri e sinistri a volontà e per “T-Rex” destino segnato. Pure in questo caso era l’arbitro a dire basta anche se Davis era in piedi.
Foto: fightnews.com
Ho detto, tutto secondo pronostico. Quasi tutto. Il medio Javier Castro (19+1-) pensava di aumentare il bottino dei successi contro l’esperto Antonio Diaz (46+5-1=) 32 anni, collaudatore ideale, almeno nei pronostici. Smentiti sul quadrato. Diaz ha tenuto i colpi pesanti di Castro e ha replicato talmente deciso che alla fine il vantaggio era dalla sua parte. |